Programma Terapeutico Riabilitativo Residenziale

 
Presentazione

La Comunità Terapeutica “La Casa del Sole” è stata fondata da un gruppo di volontari reggini e napoletani nel lontano giugno del 1985.

La struttura è collocata su una collina della circoscrizione di Gallina, a pochi chilometri dal centro della città di Reggio Calabria.

La localizzazione quasi centrale della Comunità ha permesso fin dall’inizio di creare un rapporto di comunicazione con il territorio cittadino, vissuto sempre come una importante risorsa per costruire, attraverso dei network specifici (ASL, Ser.T. e Servizi civili), una più attenta lettura, diagnosi e valutazione della tossicodipendenza.

La struttura è aperta alle associazioni di volontariato, ai gruppi esterni, alle scuole, alle università e a tutti gli enti pubblici, in modo da promuovere un continuo scambio di esperienze, informazioni e nuove chiavi di lettura sul fenomeno della tossicodipendenza.

Se al suo nascere la comunità non poteva contare su una precisa definizione del programma terapeutico, nel corso del tempo, il gruppo fondatore è andato avanti in un cammino di crescita personale e professionale, sperimentando e verificando il proprio operato attraverso degli scambi con figure professionali sempre più specifiche nel settore delle tossicodipendenze.

Negli anni 1993/1995 la comunità ha coinvolto tutti gli operatori in un corso biennale teorico – pratico di 250 ore per Operatore di Comunità Terapeutica realizzato dal Centro Terapia Relazionale ( struttura didattica formativa) di Catania. Inoltre ha provveduto a garantire la supervisione di un esperto psichiatra, nonché psicoterapeuta sistemico-relazionale, che ha contribuito ulteriormente a far acquisire alla comunità una precisa identità nel settore, quale struttura che opera utilizzando una lettura sul sistema familiare.

La tossicodipendenza ha sempre rappresentato un problema drammatico sul piano sociale, complesso e difficile sul piano diagnostico e terapeutico. Ad oggi questo fenomeno è caratterizzato da una repentina trasformazione dell’utenza che manifesta esigenze e richieste sempre più varie e complesse, sia in riferimento all’uso di vecchie e nuove sostanze immesse sul mercato, sia ai bisogni che ne sottendono l’abuso. Questa nuova finestra sulle dipendenze ha stimolato la nostra equipe terapeutica ad avviare un processo di ridefinizione del programma Comunitario, in cui prediligere un approccio di tipo multimodale che agisca su più fronti interagenti tra loro, in cui si intrecciano letture e possibilità di intervento a vari livelli: psicoterapeutico, pedagogico, medico, sociologico.

Destinatari del servizio

La comunità accoglie:

- soggetti maschi adulti con problemi di tossicodipendenza (eroina, cocaina, Hashish, cannabis, nuove droghe ecc.), alcodipendenza, farmacodipendenza, poliassuntori in genere;

- soggetti maschi adulti in comorbilità psichiatrica;

- soggetti maschi adulti sottoposti a misure di restrizione della libertà personale (affidamenti in prova, arresti domiciliari, ecc.).

Durata del programma terapeutico

Il programma terapeutico nelle sue linee generali è identico per tutti gli utenti inseriti in comunità ed ha una durata variabile tra i 18 e i 24 mesi. Le variazioni nei tempi e nei modi sono previste in base al progetto terapeutico individuale ed alle continue verifiche cui gli utenti sono sottoposti durante il percorso.

Progetto terapeutico individuale

Il responsabile del programma terapeutico, e l’equipe terapeutica, hanno il compito di predisporre la formulazione del progetto terapeutico individuale e di curarne la realizzazione, avvalendosi della collaborazione di tutti gli operatori che operano nella struttura e della rete dei servizi territoriali.

La nostra procedura diagnostica prevede, attraverso colloqui e la somministrazione di alcuni reattivi di personalità (MMPI-2, disegno della famiglia e della figura umana) la valutazione di quale sia lo stato psicologico del ragazzo. Le aree che vengono indagate riguardano le sue attuali modalità di assunzione di sostanze, (uso reiterato/compulsivo, sporadico, per motivi ludico-ricreativi), l’eventuale disassuefazione, la valutazione della sua rete familiare, sociale e/o lavorativa, le attuali capacità di resilienza, presenza/ assenza di comorbilità psichiatrica.

Il programma terapeutico è scandito da fasi che tengono conto sia del periodo di permanenza in struttura che del progressivo raggiungimento di obiettivi indicativi del processo di crescita e maturazione personale. I passaggi di fase sono oggetto di valutazione e autorizzazione dello staff terapeutico, che si riunisce, a scadenza quindicinale, in modo plenario ed una volta al mese con un supervisore.

Il programma prevede attività psicoterapeutiche e pedagogiche individuali e di gruppo ed interventi sulla famiglia.

Le attività di gruppo sono suddivise in due tipologie:

- incontri di gruppo di fase;

- gruppi di psicoterapia.

Gli incontri di gruppo di fase sono una risorsa centrale nel lavoro di comunità. Gli utenti, in base all’anzianità di percorso ed ai progressi evidenziati in termini di maturazione e crescita personale, sono inseriti in 4 gruppi di fase nei quali, con cadenza settimanale, si ritrovano per confrontarsi sulle difficoltà personali, relazionali conseguenti alla convivenza ed alla vita di gruppo e/o all’assunzione di responsabilità nel lavoro quotidiano.

Gli incontri di gruppo, attraverso gli input educativi e trattamentali proposti dagli operatori, sono momenti di confronto indispensabili per comprendere quanto si acquisisce in termini di capacità di autogestione, miglioramento delle abilità relazionali, maggiore consapevolezza di sé.

I gruppi di terapia sono gruppi di incontro a mediazione corporea di orientamento bioenergetico effettuati con cadenza settimanale, condotti da uno psicologo, psicoterapeuta rogersiano (didatta dell’Istituto Approccio Centrato sulla persona I.A.C.P.) ed analista bioenergetico esterno, quindi non direttamente coinvolto con le dinamiche interne comunitarie.

Obiettivi principali di tale esperienza sono:

- raggiungimento del benessere e dell’integrazione psico- corporea attraverso l’approccio bioenergetico che consente di ottenere il rilascio delle tensioni fisiche ed emotive;

- possibilità di conoscere sé stessi ed il proprio corpo (sviluppo della consapevolezza dei blocchi emotivi e scioglimento delle corazze carattero – muscolari) attraverso un lavoro individuale e di gruppo basato su tecniche di bioenergetica, esercizi di espressione corporea e di respirazione (rebirthing);

- conoscenza, espressione e padronanza delle proprie emozioni per giungere ad una proficua ed efficace interazione sociale.

Oltre al lavoro psicoterapeutico di gruppo sono previsti degli incontri individuali, e familiari secondo la cornice di riferimento sistemico relazionale.

La psicoterapia individuale e familiare è condotta dallo psicologo, responsabile del programma, con specifica formazione, il quale coadiuva la tipologia di interventi da effettuare per ciascun utente.

La psicoterapia in quanto tale non è mai imposta ma è sempre una libera scelta sia per il paziente/utente che per la famiglia che deve essere presa in carico. Tuttavia è necessario distinguere due modalità di intervento psicologico possibili presso la nostra struttura: una di tipo strettamente psicoterapeutico ed una che fa riferimento agli interventi psicologici di sostegno caratterizzati da minor rigore teorico ed operativo e dalla possibilità di associare altri interventi come quello sociale-assistenziale e/o quello psicofarmacologico.

La famiglia è presente nella progettualità terapeutica sia attraverso i vissuti emotivi e le immagini che emergono dal racconto della storia personale del ragazzo, attraverso l’uso del genogramma, sia attraverso interventi diretti quali quelli di consulenza famigliare, secondo l’ottica sistemico – relazionale, che si pongono l’obiettivo di reimpostare su basi più funzionali le relazioni nell’ambito del nucleo famigliare di origine e/o di coppia.

 Le fasi del programma terapeutico

Esso si articola nelle seguenti fasi:

a) La fase A: Preaccoglienza

b) La fase B: Residenzialità

c) La fase C: Reinserimento

Fase A - Preaccoglienza

La procedura di accoglienza si basa sul principio della volontarietà della richiesta di ammissione da parte dell’utente/richiedente. Dal punto di vista pratico questo significa che nonostante la richiesta d’invio possa avvenire da parte dei familiari, dei Servizi Pubblici, delle varie associazioni di volontariato e di terapeuti privati, l’utente/richiedente deve prendere contatti personalmente con gli operatori della struttura per formulare la sua richiesta di aiuto.

L’iter per l’accoglienza prevede due colloqui conoscitivi e diagnostici finalizzati alla formulazione di una prima ipotesi di intervento.

Il primo colloquio si effettua con il richiedente e i componenti del suo nucleo famigliare (ove sia possibile), presso la sede della comunità.

Al secondo colloquio sarà richiesta solo la presenza del richiedente per verificare ulteriormente la sua motivazione rispetto al nostro programma di recupero. Dopo il primo colloquio, il t. d. dovrà recarsi al Ser.T. di appartenenza per concordare le modalità per l’inserimento comunitario e le indagini cliniche da effettuare.

L'ammissione, quindi, è consequenziale all’intervento di preaccoglienza, in cui l'utente sarà seguito congiuntamente dal suo Ser.T. e dalla C.T.

Qualora l’utente/richiedente sia detenuto in un carcere, è previsto uno scambio epistolare in cui il ragazzo formuli la sua richiesta di ingresso narrando la sua storia di vita e di tossicodipendenza, contemporaneamente, l’operatore referente per gli ingressi dal carcere, provvederà a presentargli il nostro programma comunitario.

Dopo i contatti con l’avvocato di fiducia e con il Ser.T di appartenenza, l’equipe terapeutica valuterà l’inserimento del soggetto sulla base dei dati raccolti.

Fase B - Residenzialità

01  Accoglienza e adattamento (da 0 a 6 mesi)

La fase dell’accoglienza inizia nel momento stesso in cui l’utente fa ingresso nella struttura.

Ogni nuovo utente avrà un accompagnatore, più anziano nel programma, che resterà al suo fianco per i giorni necessari a permettergli l’adattamento al nuovo contesto e l’apprendimento delle regole.

In questa fase si procede all’eventuale disassuefazione da farmaci sostitutivi secondo le indicazioni dei medici del Ser.T.

Dal momento dell’’ingresso in comunità è prevista la sospensione di ogni forma di comunicazione con l’esterno per tutta la durata del primo mese di permanenza in modo da effettuare la separazione dai condizionamenti preesistenti.

Dopo il primo mese, l’utente potrà riprendere i contatti con l’esterno, attraverso telefonate a cadenza mensile con la famiglia di origine, quindicinale con la famiglia nucleare. Gradualmente gestirà i primi incarichi, affidati dallo staff terapeutico, nella gestione delle attività comuni, quali le diverse attività lavorativa, la conduzione e cura della casa.

Sin dall’ingresso l’utente partecipa ai gruppi verbali d’incontro con frequenza settimanale come momento di confronto reciproco sulle emozioni, sulle difficoltà di adattamento e relazionali vissute nella quotidianità.

Questa è una fase di conoscenza per questo motivo l’utente dopo un relativo periodo di osservazione, inizierà i colloqui individuali con lo psicologo e le altre figure professionali operanti nella struttura, a cadenza settimanale, al fine di individuare problematiche personali.

Parallelamente al percorso individuale sarà coinvolta nel lavoro terapeutico anche la famiglia attraverso colloqui di consulenza presso la C.T. per focalizzare il percorso evolutivo d’ogni utente anche in riferimento alle relazioni famigliari.

 

02 La relazione (da 6 mesi a 10 mesi)

In questa fase, a secondo delle indicazioni del progetto individuale formulato al momento dell’accoglienza e delle difficoltà personali incontrate, verranno affidati agli utenti incarichi che consentiranno loro di gestire i piccoli beni della comunità.

In questo modo si favorisce lo sviluppo di un comportamento responsabile e la possibilità di sperimentare una certa autonomia di pensiero e di azione nella risoluzione dei vari problemi quotidiani, oltre alla capacità di reggere sia lo stress lavorativo, sia le frustrazioni nel gestire i rapporti con gli altri utenti con l’autorevolezza conseguita.

Si effettuano gruppi verbali di incontro con cadenza settimanale sulla tematica delle relazioni interpersonali attraverso l’elaborazione del vissuto personale ed il confronto con i compagni di percorso.

Verranno approfonditi i colloqui con la famiglia per affrontare le eventuali situazioni conflittuali che hanno caratterizzato le relazioni tra i vari membri del nucleo.

Se necessario, saranno effettuati interventi di consulenza e terapia familiare dalle figure professionali di formazione sistemico - relazionale, operanti all’interno della struttura sotto la supervisione dello specialista in psichiatria, nonché terapeuta familiare.

Al nono mese di permanenza comunitaria è prevista una prima verifica familiare che l’utente effettuerà con la presenza di un operatore, secondo i modi e i tempi stabiliti dallo staff terapeutico per il consolidamento degli obiettivi raggiunti.

 

03 La ricostruzione (dai 10 ai 14 mesi)

In questa fase gli utenti saranno avviati all'assunzione di maggiori responsabilità con l’attribuzione di autonomia operativa ed organizzativa nelle diverse mansioni quotidiane.

Inoltre saranno accompagnatori e guide dei compagni di percorso che non sono ancora autonomi.

Al dodicesimo mese di permanenza comunitaria, è prevista le seconda verifica socio familiare senza la presenza dell’operatore.

Dalla seconda verifica in poi, l’utente avrà la possibilità di ottenere l’autorizzazione ad effettuare le verifiche familiari ogni due mesi per periodi maggiori in modo da permettere all’utente di iniziare la ricostruzione della convivenza in famiglia e allacciare/riallacciare i rapporti con la rete amicale e sociale.

S’intensificano e si approfondiscono i colloqui e gli interventi individuali e famigliari.

In base alle prospettive di rientro in famiglia, alle risorse personali , lavorative e sociali, si decide insieme all’utente la strada da percorrere per il reinserimento socio-lavorativo.

Si inizia un’approfondita progettazione e preparazione al reinserimento socio lavorativo dell’utente orientandolo alla partecipazione, specie per chi non ha mai acquisito abilità specifiche, a corsi di formazione lavoro o a programmi di recupero degli anni scolastici.

Fase C - Il reinserimento sociale

Questa fase è un vero e proprio "allenamento" al reinserimento sociale che spesso, accoglie impreparati i ragazzi che portano a termine un programma in comunità. Questo procedere, darà agli operatori la possibilità di effettuare verifiche dirette sulla maturazione e crescita degli utenti di una fase che consideriamo la più "difficile" del percorso terapeutico perché prevede la verifica operativa degli strumenti acquisiti nel realizzare un comportamento sano e delle relazioni efficaci.

 

Il primo distacco (dai 14 ai 18 mesi)

In questa fase di circa due mesi gli utenti potranno lavorare in modalità part-time fuori dal contesto comunitario e trascorreranno il tempo residuo in comunità coinvolti nelle diverse attività e negli incontri con il gruppo di fase. Il lavoro del gruppo sarà concentrato sulle difficoltà, sugli ostacoli e/o le problematiche emerse e sull’analisi delle risorse personali.

Gli interventi individuali prepareranno al distacco definitivo dalla comunità.

 

L'autonomia

Per accedere a questa fase gli utenti avranno dovuto trovare un lavoro a tempo pieno o, che almeno, dia loro la possibilità di autogestirsi senza dover ricorrere all'aiuto di altri. Una volta la settimana faranno un incontro con il gruppo di fase presso la comunità.

Nel gruppo si lavorerà sui conflitti e sulle ansie generate da questa nuova condizione. Gli utenti si prepareranno, sia sul piano formale che emozionale, al distacco totale dalla CT che li ha "protetti" fino a questo momento. Le famiglie saranno coinvolte per concordare i modi del reinserimento dell’utente nel contesto ambientale esterno.

Al fine del programma verranno mantenuti i contatti telefonici e visite periodiche con gli utenti per permettere loro di continuare i rapporti con la struttura che li ha ospitati. Questo ci permetterà di realizzare un attento esame di follow up e di monitorare l’andamento del fine programma, prevedendo in caso di difficoltà il loro sostegno tramite colloqui di counselling presso il Centro Ascolto.

 

L'utente completa il lavoro terapeutico con la partecipazione ad attività esterne alla struttura, che abbracciano vari campi della vita sociale:

Attività religiose. È garantita la cura della dimensione religiosa attraverso la partecipazione alla Messa domenicale e alle liturgie festive.

Attività sportive. Il programma prevede l’organizzazione di attività motorie e giochi di squadra il mercoledì e la domenica pomeriggio come momento di socializzazione e di educazione ad una migliore qualità della vita.

Attività di tempo libero. La comunità ha un rapporto costante con il territorio circostante vissuto sempre come grande risorsa da cui attingere per educare all’uso proficuo del tempo libero. Pertanto per tutta la durata del programma il rapporto con l’ esterno non manca mai seppur mediato dalla presenza costante degli operatori e con le necessarie limitazioni e verifiche. Vengono così privilegiate la partecipazione a manifestazioni sportive e culturali organizzate dai diversi enti e dalle associazioni di volontariato, culturali , e la partecipazione ad escursioni e gite organizzate dallo staff operatori della comunità.

Nel periodo estivo ( giugno, luglio) le attività sportive sono sostituite con pomeriggi al mare. Nel mese di agosto, inoltre, sono previsti quindici giorni di vacanza, durante i quali tutte le attività lavorative sono limitate alla cura e alla pulizia della struttura, in modo da permettere agli utenti di trascorrere alcune ore della giornata al mare sempre con la presenza degli operatori di turno.

Va precisato che gli utenti nella fase del reinserimento sono autorizzati ad uscite serali autonome o di gruppo per tre volte alla settimana senza la presenza degli operatori.

Assistenza sanitaria. A tutti gli utenti è garantita l’assistenza sanitaria per tutto il periodo di permanenza comunitaria. Gli utenti sono sottoposti a periodici esami ematochimici da effettuare presso le strutture sanitarie pubbliche, oltre a tutti gli esami clinici diagnostici che il medico della comunità riterrà necessari.

Attività di formazione. Dalla terza fase del programma terapeutico gli utenti vengono sollecitati a frequentare programmi serali di recupero degli anni scolastici presso i diversi Istituti Scolastici che offrono tale servizio ed a partecipare ad attività di formazione professionale promosse dalle diverse agenzie esterne utili al raggiungimento di competenze lavorative specifiche e necessarie all’ inserimento nel mondo del lavoro.

Attività lavorative esterne. La fase del reinserimento sociale prevede il graduale inserimento nel mondo del lavoro degli utenti, in considerazione delle loro competenze e professionalità oltre che della domanda di lavoro presente nel territorio. In considerazione delle enormi difficoltà e, a volte, dei pregiudizi che gli utenti si trovano a dover affrontare nel momento in cui si proiettano nel mondo del lavoro, è stata costituita nel 2001 la Cooperativa sociale di tipo B “ La Casa di Miryam” per creare alternative di lavoro. La Cooperativa, puntando sulle diverse professionalità e competenze acquisite nel corso degli anni comunitari, ha attivato un laboratorio di falegnameria e di restauro mobili; svolge attività di promozione pubblicitaria e volantinaggio, lavori di manutenzione e giardinaggio per conto di privati e, assemblaggio, vendita e assistenza di hardware w software.

Verifiche periodiche. Il programma prevede verifiche periodiche nel contesto socio familiare di provenienza. Al nono mese di permanenza comunitaria, l’utente effettuerà la prima verifica di 48 ore presso il domicilio della famiglia di origine o di procreazione, accompagnato dall’operatore.

Al dodicesimo mese di permanenza comunitaria, è prevista la seconda verifica socio famigliare di 48 ore che l’utente effettuerà senza la presenza dell’operatore, sempre presso il domicilio della famiglia di origine o di procreazione. Dalla seconda verifica in poi le verifiche socio famigliari avranno una frequenza bimestrale e una durata molto più lunga in considerazione del progetto individuale di reinserimento sociale.